
Cammini e viaggi a piedi
Nonostante l'esperienza e i tanti cammini fatti, ogni volta che preparo lo zaino faccio sempre qualche variazione sul tema perchè ho imparato che, anche lo stesso cammino fatto due volte in due settimane consecutive, non è la stessa cosa.
Perchè? Scopriamolo insieme.
Un cammino non è “un’escursione più lunga”. È un modo diverso di affrontare un itinerario. Quando si fanno escursioni in giornata ci si può anche permette di strafare: arrivi stanco, torni a casa e recuperi. In un viaggio a piedi, invece, il vero problema non è la fatica del singolo giorno, ma la continuità: domani si riparte ripartire, e dopodomani ancora. Questa è la differenza che chi è alla prima esperienza troppo spesso sottovaluta.
Complice di questa fregatura è anche chi ci racconta l'esperienza del cammino. Gli errori più classici sono:
- l'entusiasmo di avercela fatta che porta a raccontare al prossimo solo la parte “che bello camminare per giorni”. Un cammino funziona come il parto (o una colica renale per i maschietti) dopo che hai finito ti scordi dolori e Santi che hai tirato in terra vedendo solo quanto è meravigliosa la creaturina che te li ha provocati. Quindi quando qualcuno vi dirà che è stato tutto meraviglioso, dubitate sempre.
- l'esperienza del camminatore che porta a dare informazioni non oggettive. Spesso si pensa “tanto vai in montagna” dando per scontate una serie di informazioni che scontate non sono, soprattutto se è la prima volta che dovete dormire fuori o dovete portarvi lo zaino (pesante) per 4-5 giorni di fila su e giù per dei crinali. Quindi quando qualcuno vi dirà che è stato tutto facile, dubitate sempre. Ancora di più dell'entusiamo.
Io ricordo ancora il mio primo trekking di più giorni e il mio primo cammino: sono stati una merda. Disorganizzata, impreparata, male assortita. Per questo ho deciso di dedicare un capitolo ad una piccola guida concreta su come si pianifica un viaggio a piedi, come si gestiscono tappe e imprevisti, come si prepara lo zaino e come si evita la fatica inutile. L’obiettivo è semplice: alla fine della lettura devi sentirti in grado di organizzare il tuo primo cammino con un metodo chiaro.
Prima di cominciare: che tipo di viaggio a piedi stai per fare?
“Cammino” può voler dire mille cose: un percorso in collina con tappe in paese non è la stessa cosa di un trekking in quota con lunghi tratti isolati. Prima ancora di parlare di zaino e scarpe, è necessario definire lo scenario, perché in base a questo cambia tutto: peso dello zaino, sicurezza, acqua, abbigliamento e perfino il ritmo.
Per capire in quale categoria si rientra bisogna rispondere a queste domande pratiche:
- Dormirai in struttura (B&B/rifugio) o in autonomia (tenda/bivacco)? Se dormi in struttura puoi ridurre molto peso e ingombri; in autonomia devi considerare sistema notte, cucina, acqua e gestione meteo.
- Che tipo di terreno e clima incontrerai? Pianura, mulattiere, sentieri di montagna, pietraia, bosco: cambia il consumo energetico e il rischio.
- Hai sempre paesi o punti di uscita vicini? Un cammino “facile” non è quello senza dislivello: è quello con margine logistico (trasporti, varianti, acqua, ripari).
- Quanto ti sei allenato davvero a camminare con peso? Se non hai mai portato 7–10 kg per 6 ore, il primo cammino deve essere più conservativo.
Definito lo scenario, si può pianificare con criterio. Se si parte senza questo passaggio, si rischia il classico errore che tutti fanno: seguire una traccia di non sai chi, cioè copiare l’itinerario di qualcuno più allenato, più esperto o con condizioni diverse dalle tue.
Pianificazione: come si costruisce una tappa per non farsi fregare dai numeri
La pianificazione non serve a controllare ogni cosa, ma a ridurre le sorprese (e quindi i rischi). Il metodo più semplice è costruire le tappe partendo da tre dati: chilometri, dislivello e tempo di percorrenza. Ma attenzione: il tempo di percorrenza non è quello “da tabella” ma quello reale, con pause, foto, acqua, pranzo e imprevisti.
Un metodo pratico per stimare i tempi
- Partire dal tempo indicato su guide/segni/app e si aggiunge un margine (almeno 15–30% per un principiante o con zaino pesante).
- Considerare che la discesa stanca quanto la salita, solo in modo diverso: ginocchia e tendini pagano il conto soprattutto dal secondo giorno.
- Inserire pause vere: non una pausa ogni tanto, ma una struttura: 5 minuti ogni ora, pausa lunga a metà tappa, pause extra se fa caldo.
Come scegliere la lunghezza della tappa
Sembrerà strano ma la differenza più grande la fa il modo in cui si affronta la prima tappa. Il primo giorno non deve essere la tappa “più bella” o “più lunga”: deve essere la tappa che vi mette in assetto. Se si sbaglia la prima tappa, si compromettono le successive. La regola che do spesso è: il primo giorno deve risparmiare energia, non buttarla via.
Pianificazione dell’acqua: la parte più sottovalutata
Nei cammini l’acqua non è solo “quanta ne porto”: è dove la prendo e se posso fidarmi delle fonti. Prima di partire:
- segnare su mappa le fonti affidabili e i punti acqua reali
- prevedere un piano B (se una fontana è secca)
- considerare che col caldo si consuma molto di più del previsto.
Se non si ha certezza dell’acqua, si deve aumentare margine: una tappa “facile” può diventare durissima se si cammina per ore senza reintegrare.
Zaino: come scegliere peso e contenuto in modo intelligente e non eroico
Nei viaggi a piedi lo zaino è il “costo fisso” quotidiano: se pesa troppo oggi, peserà troppo anche domani. Il peso ideale non è un numero assoluto, ma la combinazione tra autonomia e sostenibilità.
Come scegliere volume e assetto
- Se si dorme in struttura e non si porta attrezzatura da cucina, spesso un 35–45L può bastare.
- Se si affronta il viaggio in autonomia completa (tenda + sacco a pelo + cucina) è necessario salire di volume, ma bisogna restare comunque realistici, uno zaino enorme induce nella tentazione di essere riempito.
Come distribuire il carico
La regola pratica per non sbagliare è questa:
- Pesante vicino alla schiena e centrale (acqua, cibo, materiale “denso”).
- Morbido e leggero in basso (sacco, piumino).
- Accesso rapido in alto o tasche (antipioggia, acqua, snack, frontale, kit pronto soccorso).
- Bilanciamento laterale: niente bottiglioni solo da un lato.
Non importa quanta esperienza si ha, prima di partire bisogna sempre caricare lo zaino, camminare 10 minuti, poi fare le scale. Se tirano collo e spalle, il peso non sta sul bacino (quindi bisogna regolare cinturone e spallacci). Se “balla”, c'è qualcosa che non va nell'assetto (quindi bisogna stringere o ridistribuire il peso).
Scarpe e piedi: prevenzione, gestione e manutenzione quotidiana
La regola è una e semplice: piedi sani = cammino possibile.
Una cosa importante è arrivare con scarpe già testate, ma il vero segreto è la gestione quotidiana.
Prima di partire
- scarpe rodate da almeno 2–3 uscite
- calze adatte alla stagione, possibilmente tecniche e già provate almeno una volta
- kit minimo per vesciche: cerotti specifici, nastro-cerotto, disinfettante, ago (e conoscenza per usarlo).
Durante la tappa
- appena compare la sensazione di un punto caldo, fermarsi e provvedere! Una vescica nasce in 20 minuti, non in 20 km.
- se piove o si suda molto, cambiare calze appena possibile: la pelle bagnata è più fragile.
La sera "rituale salva viaggio"
- lavare e asciugare bene i piedi
- lasciarlo "all'aria aperta" il più possibile e mettere una crema (al burro di karitè o aloe) anche se sembra che non serva
- controllare i punti critici (tallone, mignolo, avampiede),
- preparare calze pulite per il mattino successivo (e asciugare gli scarponi se serve).
Sembrerà eccessivo, ma è ciò che permette di ripartire il giorno dopo con serenità.
Meteo e imprevisti: come deve ragionare chi fa cammini
Il meteo non è solo piove/non piove: nei cammini è una variabile che cambia ritmo, sicurezza e logistica. La differenza tra principiante e persona esperta non è il coraggio, ma la capacità di adattarsi.
Tre regole operative
- Non puntare tutto su una sola previsione: è saggio controllare più fonti e guardare l’evoluzione, non solo l’icona.
- Prevedere una tappa con margine: se c'è il rischio di temporali è saggio partire prima e avere sempre un piano B (una variante più breve).
- Imparare a fermarsi: se la giornata gira male non si recupera spingendo, si recupera proteggendosi e arrivando a destinazione.
Dedicheremo un capitolo specifico sul tema “camminare sotto la pioggia - Sicurezza e Meteo”, per ora queste sono le regole base.
Ritmo e gestione energie: il segreto per non morire al terzo giorno
Leggenda narra di un miracolo nelle condizioni fisiche durante un cammino a partire dal terzo/quarto giorno. E' la legge (non scritta) "del terzo giorno": il corpo, dal terzo/quarto giorno di cammino, entra in una dimensione nuova e si ha la sensazione di poter camminare per sempre. Tutto questo accade solo se
Il cammino premia chi va regolare, non chi parte forte. Il ritmo giusto non è quello che ti fa sentire bravo il primo giorno, ma quello che ti fa arrivare in fondo al viaggio.
Un metodo semplice:
- parti più lento di quanto ti sembra necessario (sì, davvero!)
- mangia e bevi prima di avere fame e sete
- spezza la tappa in micro-obiettivi (non guardare “quanto manca”, guarda “fino al prossimo punto”)
- se sei in gruppo, scegli il passo sul più lento
Allenamento: cosa fare nelle 3–4 settimane prima se sei alla prima esperienza
Non serve diventare atleti, serve allenare il corpo all'“abitudine” di camminare per più giorni. Se si parte da zero ovviamente 3-4 settimane prima non bastano, servo almeno 6-7 mesi con un ritmo diverso, ma se si fa trekking abitualmente un buon metodo può essere questo:
- 1 uscita lunga a settimana (aumentando gradualmente dislivello e chilometraggio),
- 2 uscite con zaino carico (anche solo 6–8 kg), per capire come si comporta il corpo con un carico più abbondante del solito
- 1 uscita in giorni consecutivi (sabato + domenica) almeno una volta.
Se non si ha tempo a disposizione per allenarsi molto, è necessario cambiare strategia: è meglio optare per un cammino più facile logisticamente e con tappe più brevi. Allenamento e itinerario devono essere coerenti tra loro.
Un cammino non si affronta “stringendo i denti”, ma con metodo. L'utilizzo del CSC (Cervello Sempre Collegato) è un ottimo punto di partenza, se poi è corredato anche da pianificazione, gestione del peso, cura dei piedi e ritmo sostenibile, diventa un metodo infallibile non solo per arrivare vivi alla fine ma che permette di godersi davvero il viaggio senza trasformarlo in una lotta. Non serve fare tanto, serve fare bene.
Se è tutto chiaro, scarica la checklist per il tuo primo cammino non in tenda (per questo ci sarà un capitolo dedicato). Puoi approfondire le basi del trekking in questa sezione dedicata e se non lo hai ancora fatto, leggi anche il capitolo zero del manuale: Lascia solo impronte: i 7 principi del Leave No Trace.
Autore: Giorgia Ricotti - Guida Escursionistica Ambientale
Foto e testo © Wild Trek – Avventure in cammino