La primavera nascosta

In inverno il bosco sembra addormentato. I rami sono spogli, il terreno è freddo, gli insetti quasi assenti. Camminando tra i sentieri si ha l’impressione che la vita si sia fermata in attesa della primavera.

Eppure, proprio in questo momento, accade il contrario. Sotto i nostri piedi il bosco è nel periodo più delicato e attivo dell’anno. Non è la primavera a risvegliare la foresta: è la foresta a costruire lentamente la primavera.

Le prime a farlo sono piante piccole, basse, quasi invisibili. Non aspettano il caldo, hanno imparato a vivere prima che il bosco rifiorisca, ciascuna con uno stratagemma adattativo differente che ci racconta di quanto la natura sia meravigliosa e che nulla di ciò che vediamo stia accadendo per puro caso.

Elleboro verde

La finestra di luce del sottobosco

Prima che gli alberi mettano le foglie succede qualcosa di fondamentale: il suolo del sottobosco riceve moltissima luce. Quando faggi, carpini e aceri sono ancora spogli, la luce che "tocca terra" può arrivare fino al 70-80% in più. È una finestra ecologica brevissima, in poche settimane poi le chiome degli alberi ricopriranno il bosco e la penombra umida tornerà a dominare l'ambiente e la fotosintesi per chi vive così in basso diventa difficile.

Alcune piante hanno imparato a giocare d'anticipano sfruttando un momento che nessun altro utilizza: ecco perchè esistono le cosiddette fioriture invernali.

bosco spoglio

La stratega della luce: la Primula

La primula (Primula vulgaris) è una delle prime a comparire nel sottobosco. Le foglie, disposte in rosetta aderente al terreno, creano un piccolo microclima: vicino al suolo la temperatura può essere anche 2-5°C più alta dell’aria. È una vera “stufa solare”. Il suo metabolismo funziona al meglio tra 5° e 12°C, mentre con temperature sopra i 18°C entra quasi in stress. Per questo non è una pianta primaverile, ma una "pianta del freddo" o invernale.

Le piante invernali, oltre al clima, hanno un altro problema da risolvere: l'assenza di insetti necessari per l'impollinazione. La primula ha sviluppato un trucco evolutivo straordinario, l’eterostilia, cioè la presenza in una stessa pianta di fiori con stili o stami di lunghezza diversa.
La primula ha quindi due tipi di fiori: uno con gli organi femminili in alto e uno con gli organi femminili in basso, in questo modo l'insetto che visita un fiore riesce a impollinare solo quello opposto. Questo fa si che, anche con pochissimi visitatori, la probabilità di fecondazione resta alta.

E se mancano gli insetti?
Nessun problema, la primula ha una soluzione anche per questo! La rosetta si divide lentamente producendo nuove piante identiche: un piano di riserva estremamente ingegnoso che porta il rischio estinzione quasi a zero.

Ci hanno sempre raccontato che si chiama Primula perchè è coraggiosa e sbuca per prima, adesso sappiamo che è la prima perché ha imparato a vivere quando gli altri ancora non sono in grado di farlo.

Primula vulgaris

La fisiologia del freddo: il Bucaneve

Il bucaneve (Galanthus nivalis) compie un passo ancora più estremo: fiorisce tra gennaio e febbraio, spesso sotto la neve. Il suo bulbo sotterraneo contiene sostanze crioprotettive, cioè proteine speciali che impediscono ai cristalli di ghiaccio di crescere e danneggiare i tessuti della pianta.
Il bocciolo, inoltre, è leggermente più caldo dell’aria circostante e può sciogliere il ghiaccio attorno a sé. Come fa? Attraverso un processo noto come termoregolazione. È stato osservato che è in grado di generare una piccola quantità di calore interno attraverso un processo metabolico, la pianta rompe le riserve di zucchero per rilasciare energia termica, aiutando a sciogliere la neve circostante.

Il fiore pendulo protegge nettare e polline da pioggia e neve, mentre la macchia verde interna funziona come guida visiva per bombi regina e mosche invernali, tra i pochi insetti attivi. Il bucaneve sfrutta anche una punta fogliare rinforzata e particolarmente dura che agisce come una "spada" per farsi strada fisicamente attraverso lo strato di neve e ghiaccio.

Ma non è finita!

I semi possiedono un piccolo corpo nutriente che attira le formiche. In questo modo le formiche li trasportano nel formicaio, mangiano il nutriente e scartano il seme in un terreno fertile perfetto per germogliare. Il suo ciclo vitale dura appena due mesi, a maggio è già "scomparso" e resterà sotto terra sottoforma di bulbo.

Galanthus nivalis

Il richiamo dell'acqua: il Campanellino

Il bucaneve è facilmente confondibile con il campanellino primaverile (Leucojum vernum), perché fiorisce nello stesso periodo e condivide con lui l’aspetto delicato dei piccoli fiori bianchi penduli. In realtà, osservandolo bene, si notano alcune differenze interessanti. Il bucaneve ha tre tepali esterni lunghi e tre interni più corti, mentre nel campanellino i sei tepali sono tutti uguali e formano una specie di cupola. Come il bucaneve, anche il campanellino è una geofita bulbosa: trascorre l’inverno sotto terra grazie al bulbo, una sorta di riserva energetica che accumula zuccheri e nutrienti durante l’anno precedente. Grazie a queste scorte può sviluppare rapidamente foglie e fiore già tra febbraio e marzo.

A differenza del bucaneve, però, il campanellino preferisce ambienti più umidi: si trova spesso lungo piccoli ruscelli, nei boschi freschi e nei terreni ricchi di humus dove l’acqua rimane nel suolo per gran parte dell’anno. Anche il suo fiore è rivolto verso il basso, una forma semplice ma molto efficace che protegge nettare e polline da pioggia, gelo e neve tardiva.

Dal punto di vista ecologico condivide molte strategie con il bucaneve: sfrutta la breve finestra di luce del sottobosco prima della fogliazione degli alberi e produce fiori relativamente grandi e visibili per attirare i pochi insetti attivi in questo periodo, soprattutto bombi regina e mosche precoci.

Anche il campanellino affida la diffusione dei suoi semi alle formiche, il suo ciclo è breve e concentrato: in poche settimane la pianta fiorisce, produce i semi e accumula nuove riserve nel bulbo. Quando il bosco si riempie delle foglie degli alberi e la luce diminuisce drasticamente, la parte aerea della pianta ingiallisce e scompare. A quel punto il campanellino torna sotto terra, dove resterà in forma di bulbo fino all’inverno successivo, pronto a riemergere con una nuova fioritura.

Leucojum vernum

Sopravvivere alla fame: l’Elleboro

Sembrerà incredibile ma il freddo non è il problema principale dell’inverno, c'è anche la fame. Quella degli animali ovviamente. In questa stagione cervi, caprioli e roditori hanno pochissimo cibo disponibile e una pianta come l’elleboro fetido (Helleborus foetidus) che è interamente verde sarebbe un bersaglio perfetto. Eppure tra le strategie evolutive di questa pianta non troviamo un cambio di colore, resta verde e fiorisce tra gennaio e marzo.

Come si fa allora?

Semplice, si diventa velenosi! L'elleboro produce sostanze irritanti e cardiotossiche dal sapore amarissimo, questo permette agli erbivori di imparare rapidamente ad evitarlo. È così che questa è diventata uno dei pochi sempreverdi del sottobosco invernale.

Tanto avaro con gli abitanti erbivori del bosco, tanto generoso (ma selettivo) con i suoi impollinatori: i Bombi, principali impollinatori, ricevono un nettare ricco capace di sfamare anche durante il gelido inverno. Ma anche l'elleboro ha sempre un piano B: è infatti famoso per l'autosemina. I fusti che fioriscono hanno un ciclo biennale: dopo la fioritura, quel fusto specifico muore, mentre la pianta madre può continuare a vivere producendo nuovi fusti attraverso autosemina, grazie alla quale cresceranno numerose piantine (plantule) attorno a sé. La pianta madre può vivere oltre 20 anni nello stesso punto.

Helleborus foetidus

Il potere del tempo: l’Anemone epatica

L’anemone epatica (Hepatica nobilis) compare tra febbraio e marzo nelle faggete mature crescendo quasi solo in boschi antichi e poco disturbati. Vederla ha un sapore speciale: significa che quel suolo non è stato arato, concimato o stravolto per decenni. Non ci indica solo un cambio di passo tra una stagione e l'altra, ma ci racconta la storia più profonda di un bosco.

E' una pianta piccola e discreta, ma dal punto di vista ecologico è una delle più interessanti del sottobosco. Ad esempio sverna già “pronta”: a differenza di molte piante che in inverno perdono completamente la parte aerea, lei mantiene le sue foglie per tutto l’anno. Quelle che vediamo insieme ai fiori sono foglie dell’anno precedente, coriacee e resistenti, che passano l’inverno appiattite sul terreno. Così facendo quando arrivano le prime giornate miti di fine inverno, la pianta non dovrà produrre subito nuove foglie perchè ha già una piccola “centrale fotosintetica” pronta a lavorare. Questo le permette di sfruttare immediatamente la luce che arriva al suolo grazie all'assenza delle fronde.

I fiori di epatica, viola-blu intenso per attirare gli impollinatori solitari e per assorbire il calore del tiepido sole invernale, mostrano un leggero eliotropismo: durante le giornate soleggiate si orientano verso la luce, come il girasole. Questo comportamento le da un vantaggio importante, il fiore si scalda di qualche grado in più rispetto all’aria circostante, diventando più attrattivo per i pochi insetti impollinatori attivi in quel periodo. Al contrario, se arriva una nuvola, scende la temperatura o inizia a piovere, i tepali si richiudono lentamente per proteggere polline.
Facendo parte della famiglia delle Ranunculaceae, come l'Elleboro, anche l’anemone contiene una sostanza irritante chiamata protoanemonina. Ma ovviamente ad ognuno la sua strategia: l'anemone non spreca nulla nemmeno per difendersi, infatti nei suoi tessuti esistono dei precursori chimici relativamente innocui che si attivano solo se il tessuto viene danneggiato. In altre parole, diventa velenosa solo se viene assaggiata da un erbivoro.
Come il Bucaneve, anche l'anemone utilizza le formiche per assicurarsi una nuova vita.

Hepatica nobilis

Un ponte verso la primavera: il dente di cane

Quando arriva marzo avanzato compare il dente di cane (Erythronium dens-canis). Lo so, per noi dell'Oltrepò Pavese il dente di cane "è quello giallo che sembra un sole", ma scientificamente quello è il Tarassaco. E' lo stesso equivoco del Bucaneve, che scientificamente è il Galantus nivalis, ma che noi usiamo come nome volgare del Crocus.

L'erythronium non è una vera fioritura invernale, ma ne è il naturale proseguimento, perchè anche lui è un geofita del sottobosco: sfrutta la stessa finestra di luce prima della fogliazione.

In poche settimane fiorisce, viene impollinato, produce semi (che sparge con l’aiuto delle formiche) e ricarica il bulbo. A maggio sparisce completamente.

È il ponte tra inverno e primavera.

Erythronium dens-canis

Quando la luce illumina i prati: il Crocus primaverile

Il crocus primaverile (Crocus vernus) è una delle fioriture più spettacolari della fine dell’inverno. A differenza di bucaneve e campanellino, che restano piccoli e discreti nel sottobosco, il crocus spesso fiorisce in grandi gruppi nei prati montani, creando tappeti viola, bianchi o striati che annunciano con decisione l’arrivo della primavera.

Come le altre piante precoci, anche il crocus sopravvive all’inverno grazie a un organo sotterraneo di riserva, ma in questo caso non si tratta di un vero bulbo: è un cormo, un fusto sotterraneo ingrossato che accumula energia durante l’estate precedente. Grazie a queste riserve la pianta può crescere e fiorire molto presto, spesso tra febbraio e aprile, quando una sottile coltre di neve ancora ricopre i prati.

Il fiore del crocus non è pendulo come gli altri, ma aperto verso l’alto come una coppa, e adesso si può già immaginare il perchè. Appositamente creato per l'ambiente prato in cui, a differenza del sottobosco, la luce arriva forte e diretta: una struttura capace di intercettare la luce del sole riflettendola e concentrandola all’interno del fiore per avere un microclima più caldo rispetto all’aria circostante. Per gli insetti che escono dal letargo — soprattutto api solitarie e bombi regina — il crocus diventa così uno dei primi punti di rifornimento di nettare e polline della stagione. Gli stimmi arancioni molto evidenti al centro del fiore servono proprio a guidare gli impollinatori verso le parti fertili. In alcune specie di crocus questi stimmi sono anche la parte più famosa della pianta: nel caso di Crocus sativus (che fiorisce in però in autunno) diventano una spezia preziosa, lo zafferano.

Nonostante l'ambiente completamente diverso anche il crocus sfrutta strategie simili alle altre piante del sottobosco precoce per la diffusione dei semi: spesso sono le formiche a contribuire alla dispersione, attirate da piccole appendici nutritive che accompagnano il seme.

Il ciclo della pianta è rapido e quando la vegetazione dei prati cresce e la competizione per la luce aumenta, la parte aerea ingiallisce e scompare fino alla fine dell’inverno successivo, quando le sue punte verdi ricominciano a spingere verso la luce — spesso proprio attraverso gli ultimi strati di neve.

Crocus vernus

Quando in aprile esplodono i colori e il verde ricopre prati e alberi, pensiamo che la primavera sia arrivata. In realtà è già iniziata da settimane, nel silenzio del bosco invernale. Quello che vediamo in quel momento è solo l’ultimo atto di un processo che sfugge allo sguardo perchè cominciata a terra, tra foglie secche e neve sciolta. Chi cammina nei boschi d’inverno non vede una natura ferma. Vede la foresta nel momento in cui si prepara a rinascere.

Ora che hai scoperto cosa accade nel bosco invernale, scopri il Magico mondo del micro con questi articoli:

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Fonti: Stefano Mancuso La nazione delle piante, Plant Revolution e Peter WohllebenLa vita segreta degli alberi, L’orologio della natura

Autore: Giorgia Ricotti - Guida Escursionistica Ambientale

Foto e testo © Wild Trek – Avventure in cammino