
I grandi animali del bosco
Quando camminiamo in un bosco spesso abbiamo la sensazione di essere soli: il silenzio, il fruscio delle foglie, qualche ramo che si muove nel vento. Il nostro cervello percepisce una sorta di vuoto per il semplice fatto che non è così facile incontrare animali selvatici.
Eppure intorno a noi vivono animali che raramente si lasciano vedere: osservano, ascoltano e si muovono soprattutto quando noi non ci siamo.
Gli animali selvatici sono maestri dell’invisibilità. Molti di loro sono attivi soprattutto all’alba e al tramonto (chiamati crepuscolari) o durante la notte (chiamati notturni). Altri hanno sviluppato una straordinaria capacità di percepire la presenza umana molto prima che noi ci accorgiamo di loro. Questo significa che quando camminiamo su un sentiero spesso veniamo osservati da molti più occhi di quanti immaginiamo.
Ma se impariamo a guardare con attenzione possiamo trovare indizi sparsi all'interno del bosco. Tracce nel fango, impronte nella neve, resti di cibo, peli impigliati nei rovi o sentieri tracciati tra la vegetazione sono i segni della loro presenza. Il bosco è un sistema vivo e complesso, dove ogni animale ha un ruolo preciso.
Tra i mammiferi, alcuni sembrano essere più protagonisti di altri negli ecosistemi dell’Appennino: il lupo, il cinghiale e il capriolo. Tre specie molto diverse tra loro, spesso al centro di racconti, paure e falsi miti. Conoscerle meglio significa capire davvero come funziona il bosco.
Un animale che regola l’ecosistema: il lupo
Il lupo (Canis lupus) è uno dei grandi predatori dei boschi europei, fama che ha acquisito più per ideologia umana che per ragioni etologiche. Per secoli è stato perseguitato e sterminato in gran parte del continente, in Italia la situazione era diventata drammatica: negli anni Settanta restavano solo pochi individui concentrati soprattutto nell’Appennino centrale. Dopo la grande estinzione e gli anni difficili che seguirono, ad un certo punto la specie ha lentamente iniziato a riprendersi i suoi spazi. A questo proposito è importante chiarire un punto spesso frainteso: il lupo non è stato reintrodotto in Italia. La sua presenza attuale è il risultato di una ricolonizzazione naturale - grazie a Slav, arrivato naturalmente fino in Appennino centrale in cerca di una compagna - che è stata possibile grazie alla protezione legale e alla riduzione della persecuzione diretta. Gli animali sopravvissuti nell’Appennino hanno poi lentamente occupato porzioni libere di territorio verso nord, fino a tornare anche sulle Alpi.
Fatta questa precisazione possiamo scoprire quanto questo animale sia meraviglioso!
Ma come vive un branco di lupi?
Il lupo è un animale sociale. Non vive quasi mai da solo, ma in gruppi familiari chiamati branchi. Un branco è composto in genere da una coppia riproduttiva (maschio e femmina dominanti), i cuccioli dell’anno e alcuni giovani degli anni precedenti. Non si tratta di una gerarchia rigida come spesso si immagina. In realtà il branco funziona più come una famiglia organizzata, dove gli individui collaborano per cacciare, difendere il territorio e allevare i piccoli.
Quando nascono i cuccioli, la femmina partorisce in una tana scavata nel terreno o ricavata tra rocce e radici. Dopo alcune settimane i piccoli vengono spostati in luoghi chiamati siti di rendez-vous, radure tranquille o zone protette dove i cuccioli restano mentre gli adulti vanno a caccia. Qui entrano in gioco quelle che potremmo definire “babysitter del branco”: giovani lupi dell’anno precedente che restano con i cuccioli, li sorvegliano e giocano con loro mentre gli adulti sono lontani. È uno dei motivi per cui il lupo è considerato uno degli animali sociali più complessi tra i mammiferi.
Quando i lupi giovani raggiungono circa uno o due anni di età, molti di loro lasciano il branco. Questo comportamento si chiama dispersione. Il giovane lupo può percorrere centinaia di chilometri alla ricerca di un nuovo territorio, un partner e la possibilità di formare un nuovo branco. Molti degli avvistamenti di lupi vicino ai paesi o alle città riguardano proprio lupi in dispersione, animali inesperti che stanno esplorando nuovi ambienti. Una volta trovato un territorio libero e un compagno, possono dare origine a un nuovo branco.
Nonostante la fama che lo accompagna da secoli, il lupo è un animale estremamente prudente. Evita l’uomo e preferisce muoversi quando il bosco è silenzioso. Per questo motivo, anche nelle zone dove vive stabilmente, è molto più facile trovare i suoi segni sul terreno che incontrarlo davvero. E' un predatore estremamente efficiente, ma anche selettivo. In altre parole, non spreca energia: conoscendo alla perfezione il territorio in cui vive, sà esattamente quanto cibo ha a disposizione, dove lo può trovare e quando. Nella maggior parte dei casi caccia animali deboli, malati o giovani. In questo modo contribuisce a mantenere sane le popolazioni all'interno dell'ecosistema. Per questo motivo viene spesso definito una specie chiave dell’ecosistema: la sua presenza influenza l’intera rete ecologica del bosco.
Quali indizi della sua presenza troviamo nel bosco?
Anche se è molto difficile vederlo, il lupo lascia diversi segnali della sua presenza. Chi sa osservare il bosco può riconoscerli.
Gli escrementi del lupo (chiamati fatte) sono spesso depositati in punti ben visibili come incroci di sentieri, strade forestali, pietre o piccoli rilievi del terreno. Servono per marcare il territorio e comunicare con gli altri lupi. Si riconoscono facilmente perchè, a differenza di quelle del cane, spesso contengono peli di ungulati e residui di prede.
I lupi a volte grattano il terreno con le zampe posteriori creando piccole raspate. Questo comportamento ha due funzioni: diffondere l’odore delle ghiandole presenti tra le dita e rendere il segnale più visibile agli altri lupi. È una forma di comunicazione territoriale.
Anche l’urina viene usata per marcare il territorio. Viene spesso lasciata su cespugli, tronchi caduti, rocce lungo i sentieri. L’odore comunica informazioni molto precise agli altri lupi: sesso, stato riproduttivo e identità dell’individuo.
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Il più potente tra gli animali del bosco: il cinghiale
Il cinghiale (Sus scrofa) è probabilmente l’animale più diffuso e più visibile dei nostri boschi.
Robusto e molto adattabile, può vivere in ambienti diversi: boschi, campagne coltivate e persino aree urbane.
Nonostante la sua fama, il cinghiale è generalmente un animale prudente e tende ad evitare l’uomo. Tuttavia è anche l’animale potenzialmente più pericoloso tra quelli che abitano i nostri boschi, soprattutto se si sente minacciato o se una femmina deve difendere i piccoli.
Ma come vive un branco di cinghiali?
A differenza di quanto si pensa, il cinghiale non è quasi mai un animale solitario. Vive spesso in gruppi familiari chiamati branchi o compagnie, guidati da una femmina adulta chiamata matriarca. Il branco è formato soprattutto da femmine adulte, giovani dell’anno precedente, cuccioli (detti striati). I maschi adulti, invece, tendono a vivere da soli e si avvicinano al gruppo solo durante il periodo riproduttivo.
Nel gruppo esiste una gerarchia abbastanza chiara. La femmina più anziana ed esperta guida gli spostamenti e decide quando muoversi, dove alimentarsi, dove fermarsi a riposare. Questa leadership è fondamentale per la sopravvivenza del branco, perché le femmine adulte conoscono bene il territorio e i luoghi più sicuri. Gli individui più giovani imparano osservando gli adulti, in una sorta di apprendistato naturale del bosco.
La nascita dei piccoli avviene di solito in primavera. La femmina costruisce un nido di vegetazione, chiamato talvolta “letto”, fatto di erba, foglie e rami. È una struttura sorprendentemente ben isolata che protegge i piccoli dal freddo e dai predatori. I cuccioli di cinghiale sono facilmente riconoscibili per il loro mantello striato marrone e beige, che funziona come mimetismo tra erba e sottobosco. Nei primi giorni di vita restano nascosti nel nido mentre la madre si allontana solo per brevi periodi. Nel branco esiste una forte cooperazione tra femmine: spesso le scrofe controllano e difendono insieme i piccoli. Questo comportamento rende il gruppo molto protettivo. È anche il motivo per cui le femmine con i cuccioli possono diventare aggressive se si sentono minacciate.
Il cinghiale ha un olfatto straordinario, una memoria molto sviluppata, una grande capacità di adattamento. Ricorda facilmente luoghi dove trova cibo e impara rapidamente a sfruttare nuove risorse. Il suo muso è uno strumento straordinario. Con il grugno scava nel terreno alla ricerca di radici, bulbi, insetti e larve. Questo comportamento, chiamato grufolamento, ha un effetto simile a quello di un aratro naturale: rimescola il suolo e favorisce la germinazione di molte piante. Proprio per questo svolge anche un ruolo importante nell’ecosistema forestale, grufolando nel terreno alla ricerca di cibo rimescola il suolo e contribuisce alla decomposizione della materia organica. In un certo senso, il cinghiale funziona come un giardiniere involontario del bosco, anche se a volte il suo lavoro può creare qualche problema agli agricoltori.
Quali indizi della sua presenza troviamo nel bosco?
Anche se il cinghiale è diffuso nei nostri boschi, incontrarlo direttamente non è così frequente. Molto più spesso si trovano i segni della sua presenza. Il cinghiale lascia infatti tracce molto evidenti sul terreno. Il segno più tipico del passaggio dei cinghiali sono le grufolate. Come abbiamo già detto, con il grugno scava nel terreno alla ricerca di radici, bulbi, lombrichi, larve di insetti, tuberi. Il risultato sono porzioni di terreno completamente rivoltate. Queste aree possono estendersi anche per molti metri e sono uno dei segnali più facili da riconoscere durante una camminata nel bosco.
Un altro segno tipico sono le pozze di fango, chiamate anche insogli. I cinghiali amano rotolarsi nel fango per diversi motivi: abbassare la temperatura corporea, liberarsi da parassiti e insetti, proteggere la pelle dal sole. Dopo essersi rotolati nel fango spesso si strofinano contro tronchi e rami, lasciando segni di fango e peli sugli alberi. Vicino agli insogli si trovano spesso alberi con la corteccia lucida o sporca di fango. Sono i cosiddetti alberi di sfregamento su cui il cinghiale si strofina per liberarsi dal fango, grattarsi, lasciare odori e segnali territoriali. A volte si trovano anche peli incastrati nella corteccia.
Le impronte del cinghiale sono abbastanza facili da riconoscere nel fango o nella neve. Sono formate da due unghioni principali appuntiti, simili a quelli di un cervide ma più arrotondati e spesso accompagnati dalle impronte delle unghie posteriori (speroni). La forma ricorda un piccolo cuore rovesciato, ma è generalmente più larga e massiccia rispetto a quella del capriolo.
Anche gli escrementi possono aiutare a riconoscere la presenza del cinghiale, anche se sono più variabili rispetto a quelli del lupo. Di solito si presentano come masse compatte o cilindriche, scure, spesso raggruppate in mucchietti irregolari. La forma cambia molto in base alla dieta del momento: se il cinghiale ha mangiato molta frutta, castagne o ghiande saranno più morbidi; se invece si è nutrito di materiale più fibroso o di radici potranno essere più compatti e asciutti. A differenza del lupo, il cinghiale non usa gli escrementi per marcare il territorio in punti evidenti. Per questo si trovano più facilmente vicino alle aree di alimentazione, lungo i passaggi abituali o nei pressi dei luoghi di riposo.
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I più "carini e coccolosi" del bosco: i caprioli
Il capriolo (Capreolus capreolus) è il cervide più comune dei nostri boschi. E' un animale elegante e molto agile. Vive soprattutto nei margini tra bosco e radure, dove può trovare sia copertura che cibo. I caprioli sono animali territoriali e solitari per gran parte dell’anno. Solo durante l’inverno formano piccoli gruppi.
Cominciamo subito con una curiosità sulla sua alimentazione, perchè negli ultimi anni spesso mi viene fatta questa domanda "Ma è vero che Bambi mangia Tippete (o Tamburino che dir si voglia, sempre l'amico coniglietto è)?".
Il capriolo appartiene alla famiglia dei cervidi ed è un ruminante. Questo significa che possiede uno stomaco diviso in più compartimenti che gli permette di digerire efficacemente vegetali ricchi di fibre. La sua dieta è composta soprattutto da germogli, foglie, erbe, bacche e giovani rami. È un animale molto selettivo e preferisce parti tenere delle piante, per questo può influenzare la crescita della vegetazione del bosco.
Negli ultimi anni sono diventati virali alcuni video in cui si vedono caprioli mangiare piccoli animali, come pulcini o mini-lepri. Questo comportamento può sorprendere, ma non è impossibile. I caprioli sono principalmente erbivori, ma come molti altri ungulati possono occasionalmente ingerire proteine animali. Questi episodi sono rari e quasi sempre legati a bisogno di sali minerali o carenze nutrizionali (come ad es. dopo aver partorito) o ancora ad un comportamento opportunistico. Non significa che il capriolo sia un predatore: la sua dieta resta quasi completamente vegetale.
Ma come vive un capriolo?
A differenza di altri cervidi come il cervo, il capriolo non vive in grandi branchi stabili. Per gran parte dell’anno è un animale solitario o presente in piccoli gruppi familiari. La struttura sociale cambia molto con le stagioni. Durante la primavera e l’estate i maschi sono territoriali e vivono da soli, difendendo attivamente il proprio territorio. In inverno invece la territorialità si riduce e gli animali possono riunirsi in piccoli gruppi chiamati compagnie invernali, formati da femmine, giovani e talvolta anche maschi. Il maschio adulto difende il proprio territorio soprattutto nel periodo primaverile ed estivo. Per farlo utilizza diversi segnali: marcature odorose, sfregamenti sui tronchi, raspate sul terreno. Questi segnali servono a comunicare la presenza agli altri maschi e a evitare conflitti diretti.
Quando un capriolo viene spaventato spesso scappa con una serie di salti molto alti e rigidi, quasi come se fosse montato su delle molle. Questo comportamento è chiamato stotting (o pronking). Non è solo un modo per correre più velocemente, ha diverse funzioni. Prima di tutto è un segnale visivo. Saltando in modo così evidente il capriolo mostra al predatore che è stato individuato e che è pronto a fuggire. In molti casi questo può scoraggiare l’attacco, perché un predatore preferisce inseguire una preda sorpresa e vulnerabile. Inoltre questi salti permettono all’animale di muoversi rapidamente in terreni difficili, come prati alti, cespugli o sottobosco fitto, mantenendo una buona visuale sull’ambiente. Quando lo si osserva da lontano sembra quasi una danza: pochi salti elastici e poi l’animale sparisce tra la vegetazione.
Il capriolo possiede una strategia riproduttiva molto particolare chiamata impianto embrionale ritardato. Gli accoppiamenti avvengono in estate, tra luglio e agosto, durante il periodo chiamato fregola. Dopo la fecondazione, però, l’embrione non si sviluppa subito. Rimane in uno stato di sospensione per diversi mesi e si impianta nell’utero solo all’inizio dell’inverno. In questo modo la gestazione vera e propria inizia più tardi e i piccoli nascono in primavera, nel momento dell’anno in cui il cibo è più abbondante e le condizioni ambientali sono più favorevoli. È un modo ingegnoso con cui la natura sincronizza la nascita dei cuccioli con la stagione migliore per sopravvivere.
Quali indizi della sua presenza troviamo nel bosco?
Anche se è difficile vederlo direttamente, il capriolo lascia molti segni del suo passaggio. Le impronte del capriolo sono tipiche degli ungulati e assomigliano molto a quelle del cinghiale, ma ci sono alcune differenze per esserne certi. Sono formate da due unghioni sottili e appuntiti che disegnano una traccia a forma di cuore, ma rispetto al cinghiale sono più strette, più allungate, e soprattutto senza speroni posteriori. Si trovano facilmente su fango, neve o terreno morbido.
Gli escrementi del capriolo sono molto caratteristici. Si presentano come piccole palline scure e ovali, spesso raggruppate in mucchietti. Questa forma deriva dalla digestione tipica dei ruminanti. Sono uno dei segni più facili da riconoscere nel bosco.
Durante il periodo territoriale i maschi sfregano i palchi contro piccoli alberi e arbusti. Questo comportamento serve a rimuovere il velluto dal palco, lasciare segnali visivi, diffondere odori delle ghiandole presenti sulla testa. Gli alberi colpiti appaiono spesso scortecciati o piegati.
Se abbiamo tanta (ma tanta) fortuna possiamo trovare anche i palchi dei cervidi, ma questa è un'altra storia!
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NON TOCCARMI! In primavera può capitare di trovare nel bosco un cucciolo di capriolo apparentemente solo, accovacciato nell’erba o tra i cespugli. Molte persone pensano che sia stato abbandonato e provano a raccoglierlo, ma in realtà la madre è quasi sempre nelle vicinanze. I cuccioli di capriolo adottano una strategia di difesa molto efficace: nelle prime settimane di vita restano immobili e nascosti nel sottobosco mentre la madre si allontana per nutrirsi. Il loro mantello maculato li mimetizza perfettamente e, soprattutto, il loro corpo produce pochissimo odore. Questo li rende molto difficili da individuare per i predatori. Se una persona li tocca, però, il piccolo può impregnarsi dell’odore umano. Questo può attirare l’attenzione dei predatori o, in alcuni casi, portare la madre ad abbandonare il cucciolo.
Per questo la regola è molto semplice: se trovi un piccolo di capriolo, non toccarlo e allontanati. Nella maggior parte dei casi la madre tornerà da lui poco dopo.
I palchi: perché crescono e perché cadono
Solo i maschi di capriolo possiedono i palchi, che spesso vengono chiamati impropriamente corna. In realtà non sono corna permanenti come quelle di bovini o capre, ma strutture ossee che crescono e cadono ogni anno. Il ciclo dei palchi è legato agli ormoni e alla stagione: in autunno il palco cade, durante l’inverno ricresce lentamente, ricoperto da una pelle vellutata chiamata velluto, ricca di vasi sanguigni che nutrono l’osso in crescita, in primavera il velluto si secca e viene sfregato contro tronchi e rami per liberare il palco.
Ma a cosa serve? Per competere con altri maschi durante la stagione degli amori, chiamata periodo del bramito o della fregola, che nei caprioli avviene in estate.
Perchè è così difficile trovarli? Quando i caprioli (e gli altri cervidi) perdono i palchi, questi restano sul terreno ma spesso non rimangono lì a lungo. Molti animali (come roditori, scoiattoli, istrici o piccoli carnivori) li rosicchiano, perché sono fatti di osso ricco di sali minerali, soprattutto calcio e fosforo, necessari ad assumere minerali utili alla crescita di ossa e denti. In poco tempo il palco può quindi essere consumato o frammentato, rendendo difficile trovarlo intatto nel bosco.
Il bramito chi lo fa?
Spesso le persone confondono tra loro i cervidi, ma esistono alcune differenze evidenti.
Il capriolo è il più piccolo. I maschi possiedono palchi relativamente corti con tre punte e la coda è quasi invisibile. Il cervo è molto più grande. I maschi possono pesare oltre duecento chilogrammi e possiedono grandi palchi ramificati. È famoso per il potente bramito autunnale. Il daino, invece, è riconoscibile per i palchi larghi e appiattiti, simili a pale.
Tra i cervidi europei esistono vocalizzazioni molto diverse. Il cervo è famoso per il suo bramito, il potente richiamo che i maschi emettono durante il periodo degli amori, tra settembre e ottobre. È un suono profondo e rimbombante che può essere udito anche a grande distanza e serve sia ad attirare le femmine sia a intimidire i rivali.
Il capriolo, invece, non bramisce. Il suo verso più caratteristico è un suono breve e secco, simile a un abbaio, che emette quando percepisce un pericolo. Questo richiamo serve ad avvisare gli altri caprioli della presenza di una minaccia. Chi cammina nel bosco può sentirlo all’improvviso: un singolo “bau” deciso che spesso significa che un capriolo ha individuato qualcosa di sospetto — magari proprio noi.
Come comportarsi se si incontra un animale selvatico
Incontrare un animale selvatico è un’esperienza rara e preziosa. Nella maggior parte dei casi l’animale scapperà molto prima che noi ce ne accorgiamo.
Se dovesse capitare di vederne uno è importante mantenere un comportamento semplice: restare calmi, non correre/agitarsi, non avvicinarsi, lasciare sempre una via di fuga all’animale.
Il rispetto della distanza è la regola fondamentale. Il bosco è la loro casa, e noi siamo solo ospiti di passaggio.
Ritengo fondamentale precisare due cose, perchè ultimamente il buonsenso è sempre più raro..
Evitare i richiami registrati
Negli ultimi anni si sono diffusi video e applicazioni che permettono di riprodurre richiami di animali registrati, come ululati di lupo o richiami di cervidi. Usare questi suoni nel bosco può sembrare innocuo, ma in realtà crea un forte disturbo alla fauna. Gli animali possono interpretare quei suoni come la presenza di un rivale o di un membro del branco e reagire avvicinandosi o cambiando comportamento. Questo provoca stress e altera le normali dinamiche sociali degli animali. Per questo motivo è sempre meglio osservare la natura senza interferire con i suoi segnali.
Il cane nel bosco
Anche la presenza dei cani richiede attenzione. Nel caso del cinghiale, soprattutto nelle aree interessate dalla Peste Suina Africana, i cani possono entrare in contatto con carcasse o materiale infetto e contribuire involontariamente alla diffusione del virus.
Nel caso del lupo, invece, il problema è diverso. Il cane domestico condivide l’origine evolutiva con il lupo, ma spesso non possiede più il linguaggio sociale completo del lupo. Quando un cane entra nel territorio di un branco può essere percepito come un intruso o un rivale. In questi casi i lupi possono reagire in modo aggressivo per difendere il territorio. Per questo motivo la regola più sicura è semplice: nel bosco il cane dovrebbe sempre essere tenuto al guinzaglio o sotto stretto controllo. Questo protegge sia la fauna selvatica sia il cane stesso.
Scarica la checklist per divertirti nel bosco con le impronte (#spoiler il prossimo articolo sarà sui piccoli animali del bosco!) e poi mettiti alla prova con ben 2 QUIZ: uno su bugie e falsi miti Quiz DISCOVER - I grandi animali del bosco! e l'altro per vedere quante ne sai sugli indizi lasciati da grandi e piccoli animali del bosco Detective del bosco [NOTA: in questo quiz sono contenuti anche argomenti inerenti anche ai piccoli animali del bosco, articolo in arrivo la prossima settimana]
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Un grazie speciale va alla collega guida e divulgatrice scientifica Sara Boninsegna, fonte inesauribile di sapere e soprattutto di passione: grazie, perchè non smetti mai di farci vedere il mondo con occhi nuovi. Grazie anche ai suoi ospiti, come Fabio Savini - guida e divulgatore specializzato in Comportamento Animale e dell’Uomo - che di tanto in tanto ci fanno riscoprire curiosità e conoscenza su questi splendidi animali.
Altre fonti: materiale didattico dei corsi sostenuti all'interno del progetto LIFE WOLFALPS EU in collaborazione con l'Università di Pavia.
Autore: Giorgia Ricotti - Guida Escursionistica Ambientale
Foto e testo © Wild Trek – Avventure in cammino