escursionista con cartina in ambiente montano

Cartografia e App per l’escursionismo

Quando si parla di orientamento in montagna la prima domanda che si sente è quasi sempre: “Che App usi?”

È una domanda comprensibile. Oggi le App per l'escursionismo sono strumenti straordinari: mostrano la posizione in tempo reale, registrano il percorso, permettono di scaricare mappe offline, calcolano distanze e dislivelli e consentono di condividere tracce con altre persone.
Hanno reso l’escursionismo più accessibile, hanno ridotto molti errori e hanno avvicinato molte persone alla montagna. Ma proprio per questo hanno creato un equivoco molto diffuso. L’orientamento non è seguire un puntino blu che si sposta lungo una linea sullo schermo. Questo è seguire una traccia ed è un’azione passiva, generalmente intrisa di errori madornali di cui nemmeno abbiamo percezione. Orientarsi è una capacità, un'azione attiva che richiede competenze.

La differenza sembra sottile, ma in realtà è enorme: finché tutto funziona la linea sul telefono ti porta a destinazione. Quando qualcosa smette di funzionare, l’unica cosa che resta è la tua capacità di capire dove sei, quanto manca, come torni o come raggiungi un punto sicuro.

escursionista al telefono disorientato

Una cosa che un articolo non può insegnare

Leggere una carta topografica, usare una bussola o orientarsi sul terreno non sono conoscenze teoriche come sapere cos’è un dislivello o come vestirsi a strati, quindi in questo articolo non troverete scritto nè come si legge una cartina nè come ci si orienta in natura.

"E perchè non si può?"
Perchè anche in un mondo digitale in cui tutto sembra facile e sotituibile con la tecnologia, esistono ancora abilità che vanno imparate nella realtà e non con un tutorial: sono quelle che un tempo si chiamavano abilità pratiche, nel nostro caso legate all'apprendimento di cartografia e orientamento, fondamentali per l'escursionismo consapevole e sicuro. Si sviluppano con l’esperienza diretta, motivo per cui si insegna durante corsi e uscite sul campo: non perché sia complicato, ma perché dev'essere concreto.
Queste abilità si imparano guardando il paesaggio, confrontandolo con la mappa, sbagliando interpretazione e facendo le cose più e più volte finchè non diventano naturali. Bisogna vedere una valle e riconoscerla sulla carta, osservare una cresta e capire se è quella giusta, trovarsi ad un bivio e decidere qual'è la strada giusta da prendere.

Un articolo può spiegare i concetti, ma non può sostituire l’esperienza. Questo capitolo quindi non ha l’obiettivo di insegnarti a usare bussola e cartina passo-per-passo, ha un obiettivo diverso: farti capire perché sono strumenti fondamentali anche oggi.

cartina topografica e bussola

Un App che tutti dovremmo avere: il CSC

No, non cercatela nell'App Store. Non c'è, perchè ce l'avete già. Ne abbiamo tutti una in dotazione, solo che quasi nessuno ha più scaricato gli aggiornamenti..

Possiamo usare qualsiasi tecnologia: smartphone, smartwatch, GPS cartografico, mappe offline. Ma lo strumento principale dell’orientamento resta uno solo: il CSC — Cervello Sempre Collegato.

Durante un’escursione dovresti sempre essere in grado di rispondere, anche senza guardare lo schermo, a queste domande:

  • sto salendo o scendendo come previsto?
  • la valle è dalla parte giusta?
  • il tempo di percorrenza è realistico?
  • il terreno corrisponde alla descrizione del percorso?

Questo è orientamento.

Orientarsi non significa controllare ogni minuto il telefono. Significa mantenere un dialogo continuo con l’ambiente. Quando smetti di osservare e ti limiti a seguire una linea sullo schermo smetti di orientarti: stai solo eseguendo istruzioni. Il telefono ti dice dove sei, il cervello ti dice se è corretto esserci.

Se nel frattempo volete anche un App aggiornata e precisa da scaricare per l'escursionismo, noi usiamo Mapy.com .

mano con cervello in rete

La tecnologia è meravigliosa (ma non sempre infallibile)

Le App escursionistiche sono una risorsa enorme. Permettono di pianificare meglio, di ridurre gli errori e di verificare velocemente la posizione.

Il problema non è usarle. Il problema è considerarne l’affidabilità assoluta.

In montagna la tecnologia funziona finché tutte le condizioni restano favorevoli. La montagna, però, è proprio l’ambiente dove le condizioni cambiano più facilmente.

Quindi: cosa può succedere davvero?

Queste non sono situazioni rare o sfortunate. Sono eventi normali che capitano continuamente.

Batteria scarica

Il freddo è uno dei peggiori nemici degli smartphone. Temperature basse, navigazione attiva, schermo acceso e registrazione della traccia possono scaricare completamente un telefono in poco tempo. Molte persone scoprono questo problema proprio durante la prima uscita invernale.

Segnale GPS impreciso

Boschi fitti, canyon stretti, pareti rocciose o temporali possono ridurre l’accuratezza del segnale satellitare. Il punto sullo schermo può spostarsi di decine di metri.

In città è irrilevante. Su un bivio di sentieri paralleli è decisivo.

App che si blocca

Aggiornamenti automatici, memoria piena, errori di sistema o semplicemente un crash dell’applicazione: sono eventi più comuni di quanto si pensi e avvengono quasi sempre quando ne hai davvero bisogno.

Tracce GPX non affidabili

Molte tracce scaricate online sono registrazioni personali, il che significa che possono non essere aggiornate, non essere verificate, avere errori, a volte possono passare su terreni non più percorribili, ecc. Il GPS segue la traccia, non sa se il sentiero esiste ancora.

Mappa offline incompleta

Errore frequentissimo: si scarica la traccia ma non la cartografia. Finché c’è rete tutto funziona, quando il segnale sparisce rimane solo una freccia su sfondo bianco.

Eccesso di fiducia

Questo è l'errore più grande e è il vero rischio.

Seguendo continuamente lo schermo si smette di osservare l'ambiente: non si guardano più i segnavia, non si controllano i bivi, non si valuta la direzione del percorso.
L’attenzione si sposta dal paesaggio al dispositivo. Si continua a camminare, ma non si sta più davvero capendo dove si è. "Se il telefono si spegne sai tornare indietro?" Se la risposta è no, hai appena capito la differenza tra orientarsi e seguire una traccia.

smartphone distrutto

Perché una cartina resta fondamentale

A questo punto dovrebbe essere facile rispondere. Una cartina non si spegne, non si blocca, non perde segnale e non dipende dalla batteria.

Ma la sua utilità principale non è questa. La carta non ti dà solo una posizione, su una cartina quella la devi sapere tu, ti fa comprendere il territorio.

Guardandola puoi sapere cose dall'apparenza banale, ma che in realtà sono fondamentali:

in che direzione scorre l’acqua, dove termina una valle, dove esiste una via di uscita, quali sono le zone impervie, che punti di riferimento posso avere.

Il GPS ti dice dove sei. La cartografia ti dice cosa ti circonda. Ed è questa consapevolezza che previene davvero smarrimento e incidenti.

La tecnologia funziona perfettamente se usata nel modo giusto. Non come guida principale, ma come conferma. La sequenza dovrebbe essere sempre:

  1. Analizzo (prima di partire)
  2. Osservo l'ambiente
  3. Confronto con la cartina
  4. Verifico con il GPS

Il GPS deve rassicurare, non sostituire.

escursionista con cartina e gps

L’obiettivo dell’escursionismo consapevole

Non si tratta di rifiutare la tecnologia, si tratta di mantenere autonomia.

Le App rendono l’escursionismo più semplice, la capacità di orientarsi lo rende più sicuro.

Imparare almeno le basi della cartografia non serve a diventare esperti topografi o guide escursionistiche ambientali, serve a non essere mai completamente dipendenti da un dispositivo elettronico.

Perché in montagna la domanda non è: “Ho il telefono?”

La domanda è: “Saprei tornare anche senza?”

E l’escursionismo consapevole nasce proprio da qui.

escursionista con cartina in ambiente montano

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Autore: Giorgia Ricotti - Guida Escursionistica Ambientale

Foto e testo © Wild Trek – Avventure in cammino